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Olivia
Dorothy Strachey

“ Chi può descrivere un volto? Chi può sottrarsi alla tentazione di
descriverlo?” Dorothy Strachey custodirà per anni il suo romanzo in
un cassetto. Troppo audace per l’epoca vittoriana ,l’amore lesbico
non poteva essere sbandierato ai quattro venti. Sottopone il suo
romanzo all’attenzione di André Gide, ma lo scrittore premio Nobel
le restituisce un commento tiepido, non ha interesse nel valorizzare
un’opera del genere. Scrive la sua storia quando è oramai una
donna adulta e nonostante il disinteresse di Gide fa pubblicare il
suo romanzo dalla Hogarth Press. Il proprietario Leonard Woolf è il
marito della celebre scrittrice Virginia, entrambi appartenenti al
Bloomsbury Group. Il fratello di Dorothy è una delle voci più
intraprendenti di quel circolo difatti accolgono il romanzo con
grande entusiasmo. Tutti provengono da ambienti aristocratici e
sofisticati ma comunque avvezzi a a un certo anticonformismo, la
morale dell’epoca si combatteva con una spiccata originalità. Olivia
dopo anni decide di mettere su carta il suo passato da adolescente,
imprime sui fogli le pene d’amore, è un flusso di coscienza il suo,
un autoanalisi ricca di sentimenti. La protagonista Olivia compie
sedici anni e si trasferisce nel collegio francese di Les Avons. Si
imbatte in quelle due “figure nebulose”: Mlle Cara e Mlle
Julie. Osserva con ammirazione la signorina Julie, nessuno legge
come lei, l’unica in grado di interpretare Racine. Le sue giornate
trascorrono lente, spesso va a trovarla nel suo studio, l’amore di
Olivia è pura fantasia, le donne si sfiorano appena, il loro è un
sentimento che aleggia tra le stanze del collegio .La donna le
chiede discrezione, certe emozioni non vanno dimostrate. Così
evapora l’amore sperato di Olivia. Le attese, le fantasie diventano
ricordi sbiaditi, d’altronde si ama solo una sola volta: “la prima”.

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