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Mattino e sera
Jon fosse

“Il buon Dio era arrivato fino a lui, finora è andato tutto bene e lui
amava così tanto sua moglie e sua figlia Magda e non poteva
proprio lamentarsi. Olai pensa che Dio abbia creato il mondo come
buono, e che Lui sia onnipotente e onnisciente, come dicono i
fedeli, non ci hai mai creduto troppo, ma che Dio esiste, figuriamoci,
certo che Dio esiste.”Ci addentriamo in una storia che in realtà ne
comprende due. Un Johannes cede il passo a un altro Johannes. Il
primo che incontriamo viene alla luce da Marta. Il marito Olai è stato
relegato in cucina, sente i lamenti della moglie, si augura che Dio
possa renderlo di nuovo padre. Il piccolo è salvo, la sofferenza ha
avuto un senso, Dio esiste, la provvidenza ha fatto sì che quel
bambino nascesse.Poco lontano, in un’altra abitazione c’è un
vecchio pescatore, come tutte le mattine si sveglia e comprende
che le cose che lo circondano hanno una consistenza
diversa.Perfino gli attrezzi da pesca hanno qualcosa di strano.Allora
prova a compiere le stesse azioni, in modo che quella giornata
possa diventare uguale alle altre.Si dirige in paese e decide di
controllare la sua barca.Camminando su quelle rive sassose
incontra Peter, amico di vecchia data, abile pescatore, eppure
quell’uomo è morto da tempo. Parlano pacatamente, fin quando non
vede una figura di donna avvicinarsi. Lo scruta silenziosamente ma
in fondo è solo sua moglie Erna. È come se stesse attraversando
un sogno, invece sta vivendo solo l’esperienza del trapasso.La figlia
minore Signe lo trova in casa, comprende che Johannes ha
raggiunto la sua sera. Jon Fosse dà prova di come la nascita e la
morte siano collegate, di come il travaglio e il trapasso si
assomiglino. Ci fa intravedere appena quell’indicibile che
probabilmente abbiamo già visto, tempo addietro, prima di venire al
mondo.

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