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L’esile penna: Fabrizia Ramondino
Silvia Scognamiglio Mis(S)conosciute

“ Alcuni fatti importanti della mia vita sono avvenuti nel segreto o
nell’illegalità: il matrimonio, la gravidanza, la stesura del primo
romanzo pubblicato…Il fuorilegge ha bisogno del segreto, e io lo
ero.” Fabrizia Ramondino sperimenta attraverso il suo corpo i disagi
e le contraddizioni che opprimono il mondo femminile. Il suo è un
binomio che genera non pochi pregiudizi: colta e partenopea
.Eppure nonostante quell’attaccamento seppe riconoscersi e
riscoprirsi grazie ad altre culture. Era una letterata nomade,
cosmopolita, in grado di cogliere le fattezze più nascoste dell’animo
umano. Nelle sue opere racconti d’infanzia tracciano paesaggi
bucolici, figure femminili poco consuete quanto tenaci affollano la
sua giovinezza. Pia Mosca, donna colta e distante, diviene per la
Ramondino un emblema botanico e zoologico. Una presenza che si
traveste di assenza. Lo scompenso affettivo verrà colmato dal suo
continuo errare. Maiorca, Napoli, Trieste e la parentesi tedesca
saranno improntate alla ricerca affannata d’un approdo. Non vuole
radici ma sente l’esigenza di appartenere a qualcosa, a qualcuno.
La scrittura è linfa. Il valore salvifico della letteratura mette al riparo
una donna coriacea ma vulnerabile.Le sue parole, i racconti, le sue
visioni non devono essere dimenticate.Le Mis(s)conosciute portano
alla luce tesori sprofondati negli abissi. Come abili speleologhe
hanno scavato negli anfratti di una terra incognita: nell’animo nobile
di una scrittrice impareggiabile.

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