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Le metro invisibili
Mico Argirò

“ Sentivo che ogni dettaglio di questa città mi apparteneva, era un pezzo
della mia personale storia; cosa importava se, come me, migliaia di
persone ogni tanto sentivano come proprio un pezzo di quell’ammasso
di case e strade? ” Quello di Mico Agirò è viaggio, un paradosso
temporale, un avvicendarsi di personaggi reali, figure in carne e ossa
che scompaiono per fare spazio a presenze antiche. Antiche appunto,
dei secoli scorsi, ma vivide e reali nel nostro immaginario collettivo. La
metro è una capsula del tempo, un sottosuolo arido che uomini e donne
attraversano in maniera distratta, la prossimità è una speranza che non
viene contemplata. Ma Mico è l’attore principale, l’autore dei suoi sogni
e può decidere come raccontare un territorio urbano. Attraversa le vie
principali di Milano, delle volte si adombra, sente la nostalgia di casa,
ma ha viaggiato tanto, ogni luogo è casa sua. Vorrebbe incrociare e
scorgere l’amorevolezza dell’animo umano, ma non ci riesce, si imbatte
in individui indistinti, esistono senza esserci veramente. Intraprende una
passeggiata all’insegna della toponomastica, cammina con i suoi
ciceroni, presenze immortali, luminari del passato. Il “Divin Artista”, Sant’
Agostino, Michelangelo appaiono per rivelargli la strada migliore. Solo
così ritrova sé stesso. Quello che conta è partire anche quando un
viaggio pare irrealizzabile. L’autore attraverso la “scrittura stereo” ci
prende sottobraccio e ci regala un’esperienza unica quanto onirica. Ci
mostra i lati oscuri e le meraviglie di una città, quelle strade, quelle
piazze sono la giusta ricompensa dopo aver vagato tanto.

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