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La questione dei cavalli
Arianna Ulian

“ Ho scelto di ambientare il mio western a Venezia per la
stratificazione dei significati che la città raccoglie, per riformare
l’immaginario del pubblico, e allo stesso tempo per intercettare la
vitalità dei luoghi e riportarla al presente”. Un regista canadese
dalle idee utopistiche approda a Venezia per realizzare il sequel del
film “Il mio nome è nessuno”, tuttavia le intenzioni dell’artista
apparentemente onorabili, si scontreranno con la burocrazia, gli
abitanti della città e le comparse del film. Un giornalista a distanza di
anni prova a ricostruire gli antefatti, indaga sul destino dei sette
cavalli, anime “neofobe” abbandonate per troppo tempo su una
chiatta. Quindi “La questione dei cavalli” affronta le assurdità, gli
equivoci che determinarono il mancato sbarco dei cavalli. Queste
bestie estremamente sensibili, intelligenti e dotate di una certa
personalità diventeranno, secondo le voci del paese, la causa di
tante problematiche. Venezia verrà ammantata da un cattivo odore,
una muffa rosa apparirà sulle mura della città e le comparse del film
si rivolteranno contro la troupe. Uno scenario apocalittico metterà
gli uni contro gli altri senza chiarire eventuali responsabilità. Gallone
proprietario di un’agenzia di casting per animali ribadirà la sua
innocenza almeno quanto il regista MrC che lascerà l’isola senza
dare troppe spiegazioni. L’unico capace di avvertire il nitrito
disperato dei cavalli sarà Momo, un bambino in grado di assorbire il
mondo che lo circonda senza poterlo restituire agli altri. Arianna
Ulian raffigura una città ricca di simboli abitata da chi ha saputo
resistere al clima ostile e alle continue incursioni. Si parla di eventi
imprevedibili in grado di sovvertire il destino di chiunque. I cavalli, le
vittime prescelte, succubi della stoltezza umana verranno strappati
dal loro habitat per giungere in un circo controllato dal peggiore dei
domatori: l’uomo.

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