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La luce dell’equatore
Andrea Cantone

“ Lo spirito dell’Africa assume sempre la forma di un elefante.
Perché non esiste animale capace di batterlo. Né il leone, né il
serpente, né il bufalo. Il re è lui, da sempre. ” Tra il XIX e il XX secolo
tanti abitanti di Roasio emigrano con l’intenzione e la speranza di
trovare lavoro in Africa. Questo piccolo centro abitato della provincia
di Vercelli viene soprannominato “ il paese con la valigia”, tanti
giovani abbandonano i loro villaggi dove c’è poco o nulla. Sono
diretti in Africa, perlopiù in Nigeria, che ai tempi poteva far pensare
a una terra promessa, ma per tanti si rivelerà un’incognita.
Alessandro lascia la fattoria di famiglia e arriva in Africa dopo 25
giorni di navigazione. Avrà la possibilità di incontrare suo fratello
Carlo, purtroppo di Pietro, non saprà più nulla. Non appena approda
ad Apapa viene investito da una miriade di odori, profumi vischiosi,
le essenze dei paesi tropicali. Ma questo continente ha due facce: ti
accoglie e allo stesso tempo ti mette in guardia. I sorrisi dei bambini,
il tempo che scorre lento, le attese africane, la natura primitiva e
selvaggia nascondono tante insidie. La malaria, l’assenza di acqua
potabile e il lavoro che va continuamente inventato saranno solo
alcune delle tante problematiche che dovrà affrontare. Alessandro
Testa deve dare un senso a quella traversata. Ha perduto Teresa, il
suo allontanamento ha causato tanti dispiaceri, comprende che in
Africa tocca ingegnarsi. I cantieri sono un ricordo lontano, siamo nel
1937 e nel fiume Malvedo viene ritrovato dell’oro. Affascinato dalla
leggenda di John Mitchell ottiene una concessione e una licenza
per cercare l’oro, ma i guadagni non corrispondono alle
aspettative. La malaria lo costringerà a letto per diverse settimane,
ma l’affetto dell’amico Bud, le premure di Cindy e il sorriso di Sonny
costituiranno l’antidoto per guarire. L’africa è casa sua, i baobab, il
dominio della natura, la bellezza sconfinata non va abbandonata
nonostante il vento stia cambiando. “ La luce dell’equatore” è
ispirato a fatti e persone reali, perché è un dovere ricordare chi con
coraggio e determinazione seppe volgere il suo sguardo
altrove. L’Africa seppur lontana ci insegna che “ l’individualismo è
una disgrazia”, l’uomo singolo non esiste, conta solo come parte
della collettività. Il romanzo di Andrea Cantone sfata luoghi comuni,
la sua è una storia che invita ad apprezzare le piccole cose, occorre
rivalutare tutti quei luoghi che ignoriamo, che a nostra insaputa
custodiscono l’essenza e il respiro dell’umanità intera.

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