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La cartolina
Anne Berest

Mi sono sempre chiesta da dove provenga quella forza che ci
spinge a raccontare l’inenarrabile. Tutti quei fatti che solo se
accennati provocano una fitta al cuore. Ma la verità storica, le
vicende che hanno disgiunto intere famiglie hanno la priorità.
Dobbiamo essere sempre pronti ad ascoltare chi trova la forza di
sbrogliare e poi allineare tutti quegli accadimenti che hanno
interessato il destino dell’umanità intera. Partiamo da una
cartolina. Un fatto personale, poche parole, serviranno a svelare
storie quasi perdute e poi ritrovate grazie alla dedizione e all’amore
per i propri familiari. Un senso del dovere per chi ci ha preceduto ci
spinge a cercare quello che è stato. Siamo l’esito di tante
circostanze e fatti storici, che se andati diversamente, avrebbero
cambiato il nostro destino. Siamo nel 1918 e la famiglia Rabinovitch
è una famiglia come tante che vive a Mosca. Ephraim non è un
ebreo praticante, ma per rispetto, si adegua alle tradizioni di
famiglia. L’esodo di quel popolo alla quale finge di non appartenere,
condannerà la sua famiglia a un perpetuo errare senza sentirsi mai
a casa. Lettonia, Palestina, Parigi fino al comune di Les Forges. Un
comune che lasceranno nel 1942 come condannati a
morte. Occorre a distanza di generazioni ricongiungere quei tasselli
per dare giustizia a quelle vite spezzate. Anne Berest vuole scoprire
l’autore di una cartolina che nel 2003 viene spedita alla madre
Lélia. Sul retro vengono riportati i nomi dei bisnonni materni e dei
fratelli della nonna Myriam, tutti deportati e deceduti nei campi di
concentramento. Anne ricorda bene l’atteggiamento elusivo che
aveva la nonna quando le chiedeva della guerra. Solo ora ne
comprende il motivo. É l’unica superstite, testimone singola di una
tragedia immane. Non può accettare la sua condizione di
“sopravvissuta”. Penserà tutta la vita al fratello Jaques e a alla
sorella Noémie, ragazzi pieni di speranze trascinati
nell’inferno.Anne Berest apprenderà dopo faticose ricerche che
l’autrice della cartolina non è altro che la nonna Myriam. La donna,
malata da tempo, sapeva che avrebbe perduto definitivamente il
senno, per questo incaricò un’infermiera di spedire quella cartolina
alla figlia. La donna voleva serbare il ricordo della sua famiglia, e
gridare al mondo che quelle persone erano esistite davvero. Con
quel gesto intendeva lasciare una traccia, o almeno rendere
imperitura la memoria di quattro persone svanite nel tempo.

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