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Gli impudenti
Marguerite Duras

“ Nonostante non si vedesse quasi più nulla, si sapeva che le cose
di notte proseguono una vita tranquilla, attenuata, dove tuttavia
forse esistono con più forza che di giorno, probabilmente perché il
giorno non le disperde più nella sua luce”. Il romanzo d’esordio “Gli
impudenti” di Marguerite Duras è una combinazione di finzione e
memoir. Pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Plon, non riceve il
successo sperato, troppo tradizionale, nonostante si intraveda lo
stile unico della scrittrice. Un romanzo sentimentale, dalle
sfumature campestri delinea vite vacue, vicende infruttuose: “ forse
non era solo la pigrizia a ispirare quelle parole a Jacques
Grand.L’inanità dell’esistenza umana era diventata per lui un
articolo di fede”. La famiglia Grand Teneran non ha grandi valori, i
figli hanno ereditato una certa apatia, una noncuranza capace di
cullarli dolcemente senza far caso all’imminente futuro. Sono privi di
ambizioni. Jacques è l’emblema del patriarcato, è un impostore, un
bugiardo, un accumulatore di debiti. Madame Teneran protesta e si
lamenta delle continue richieste di denaro, eppure lo accontenta;
dopotutto il primogenito somiglia al primo amore. Maud è una
giovane senza talento, si innamora di Gerorges, ma la sua
passione verrà stroncata dai piani del fratello Jacques.Nessuno può
contraddire il fratello maggiore, tutti lo osannano, nonostante abbia
la stoffa di un astuto manipolatore.L’unica cosa che ha cuore è
recuperare denaro, difendere i suoi interessi e vivere al di sopra
delle possibilità come ha sempre fatto. Nel sud ovest della Francia,
nella tenuta di Uderan, prende vita un piano studiato nei minimi
particolari.Potrà contare sull’aiuto di Madame Teneran, madre
perennemente annoiata, frivola, avida, almeno quanto il figlio che
ha generato. “ In fondo cosa c’è di meglio che unirsi in un’azione
comune con l’essere che ci è più caro?

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