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Cercando Aurora
Marco Improta

Per afferrare questa storia ci occorre un pizzico di fantasia. Ora
chiudiamo gli occhi e fingiamo di trovarci in un paradiso, ma non in
uno qualunque. Dobbiamo raffigurarci mentalmente una Los
Angeles anni 80, quella degli studios cinematografici piazzati
esattamente nel distretto di Hollywood, la cosiddetta “Mecca del
Cinema.” Come nel film “Ritorno al passato” riscopriamo
quell’epoca attraverso gli occhi di un protagonista
disincantato. Kevin Flow è un detective con un debole per
l’alcool. Dal suo punto di vista bere fa parte di un rito iniziatico, tutto
può cominciare dopo una bella bevuta. Non ha un ufficio, per questo
incontra i suoi clienti nei locali di Los Angeles, giungle urbane dove
la legalità non pare sia contemplata. Delinquenti, spacciatori,
magnaccia e artisti di varie categorie, orbitano in quell’universo
divenendo occupanti di un unico pianeta. La faccenda che gli viene
assegnata è estremamente complessa. L’attrice del
momento, Aurora Groovesnore non si trova, pare sia sparita nel
nulla. Brad gli commissiona un caso unico nel suo genere, la
biondina si nasconde da qualche parte, va stanata. Ha deciso di
dileguarsi solo perché le major cinematografiche se la contendono
per realizzare colossal assurdi. Tocca a Kevin lanciarsi in quella
ricerca senza uno straccio di indizio. Si addentrerà in locali poco
raccomandabili gestiti da malavitosi, si imbatterà in due agenti
russi, e scoprirà che anche un cinese può gestire un locale di
sushi. La corsa contro il tempo termina quando quella donna,
diventata chimera, sbuca fuori dal nulla. In fondo Aurora aveva
scelto un posto dove sentirsi al sicuro. E così si interrompono le
disavventure di  Kevin. Ora può dirsi pronto per cercare la sua, di aurora. Un
nuovo inizio è possibile, basta scrutare il cielo immenso della “Città degli
Angeli.”

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